La storia dell’olio d’oliva bertolli falso – l’hai vista?

La storia

È un bel racconto su imbrogli nell’industria alimentare, su inganni di marketing e disprezzo verso i consumatori, su una minaccia in agguato chiamata olio d’oliva falso.

Ma è un racconto che pende da un solo filo sottile: un rapporto fallace di laboratorio che ha finito per promuovere un segmento dell’industria olearia a scapito di un altro. E quel filo è stato intrecciato attraverso una blogosfera acritica e i social media tante di quelle volte che è diventato un arazzo di falsità.

La storia è stata in circolazione per un po’, in genere sotto il titolo «14 Società d’Olio d’Oliva False Ora Smascherate». E ha suscitato nei consumatori un notevole interesse. Ovunque la gente ha iniziato a cercare su Internet risposte alle sue domande: che marchi d’olio d’oliva sono falsi? Quali sono i marchi d’olio d’oliva di cui fidarsi.

Indubbiamente, questo fenomeno ha richiamato la nostra attenzione, perché ciò che l’articolo ha da dire sull’olio d’oliva Bertolli è completamente falso.

Sono notizie

Sono notizie false e vorremmo chiarire la situazione

Circa un anno fa, hanno iniziato ad apparire in rete diversi articoli, tutti con il titolo allettante “14 Società d’Olio d’Oliva False Ora Smascherate”, o con qualche piccola variazione. E quello che ci ha dato più fastidio è stato il fatto che Bertolli è stata sempre menzionata nell’articolo.

Per Deoleo era profondamente preoccupante ritrovare Bertolli all’interno di questo massacro – un marchio di 150 anni e il numero uno per vendite al mondo d’olio d’oliva, vincitore di più di 16 ambiti riconoscimenti per la qualità soltanto nel 2018.

Abbiamo quindi pubblicato una dichiarazione sul nostro sito web per spiegare che queste storie non erano altro che una campagna di clickbait. Speravamo che sarebbe stata la fine della questione, ma poi le cose sono peggiorate.

Nei mesi successivi, la storia dei “marchi d’olio d’oliva fraudolenti” si è estesa ulteriormente, prima attraverso i post dei blog e poi nelle pubblicità su Facebook. Ci è stato chiaro che dovevamo fare di più per contrastare questa campagna e proteggere la nostra reputazione. In fin dei conti, le voci false si diffondono sempre più velocemente delle buone notizie.

La reputazione di una grande marca

La storia di Bertolli

Prima di tutto soffermiamoci sul contesto. Bertolli è stata fondata nel 1865 a Lucca, nella regione Italiana della Toscana. E’ stato uno dei primi oli extravergini esportati negli Stati Uniti e in molti altri Paesi di destinazione degli emigrati italiani. Essi conoscevano bene il prodotto e erano felici di trasmettere i suoi benefici ai loro nuovi vicini. Di questa storia noi della Deoleo, la casa madre di Bertolli e di altri oli d’oliva pregiati e genuinamente popolari, siamo molto orgogliosi. Quindi è stato estremamente scoraggiante vedere la continua diffusione di informazioni false e la denigrazione in corso dei nostri prodotti .

L’origine di questa falsità si trova in uno studio dell’Università della California Davis del 2010 in cui sono stati testati alcuni marchi importati d’olio d’oliva, come Bertolli, insieme ad altri marchi prodotti in questo Stato americano per determinare se fossero effettivamente “extravergine” come affermavano.

L’obiettivo dello studio era quello di mostrare al pubblico acquirente quali erano i marchi d’olio d’oliva di cui fidarsi e quali erano da evitare.

Affermando che la maggior parte dei marchi importati erano “oli vergine” e non “extravergine”, i risultati del rapporto hanno scatenato decine di racconti “da togliere il respiro” sui blog alimentari e su quei siti web che si occupano solo di esche clickbait. Il rapporto affermava inoltre che tutti tranne uno dei marchi californiani erano da considerare genuini extravergine.

Il video

La verità su Bertolli

Purtroppo, coloro che hanno diffuso queste storie ignoravano completamente i limiti dello studio dell’Università della California Davis, non prendevano in considerazione il contesto e semplicemente avevano delle informazioni sbagliate.

Ecco perché abbiamo preparato questa guida: per mettere le cose in chiaro, per esaminare il rapporto dell’Università della Californi Davis e per dimostrare che Bertolli è tutto tranne che un olio d’oliva falso. Il nostro intento è quello presentare i fatti in maniera chiara, onesta e nel modo più indipendente possibile, affinché possiate trarre le proprie conclusioni.

In un breve video, l’Amministratore Delegato di Deoleo, Pierluigi Tosato, condivide alcune idee di come l’azienda, in quanto leader del mercato mondiale, si è assunta la responsabilità di guidare il settore verso pratiche migliori, dalla fattoria ai negozi, includendo gli standard dei test. “Dobbiamo essere certi”, “che nessuno può imbrogliare”. , afferma Tosato.

Capitolo primo

Perché molte persone hanno creduto al rapporto sull’olio di oliva falso bertolli

Diamo un’occhiata al rapporto originale dell’Università della California Davis che e ha finito per provocare una valanga di affermazioni false sugli oli d’oliva Bertolli.

La maggior parte degli articoli intitolati “14 Aziende d’Olio d’Oliva Falso Ora Smascherate” hanno come fondamento delle loro affermazioni su Bertolli soltanto questo singolo studio ed una sua statistica, e danneggiano anche una serie di altri marchi europei e di altre parti del mondo.

Il report dell’UC Davis sostiene che il 69% degli oli d’oliva importati negli Stati Uniti non è conforme agli standard IOC/USDA per l’olio extravergine, e che l’86% non ha superato l’analisi chimica. Si afferma inoltre che tutti gli oli d’oliva prodotti in California, tranne uno, hanno superato i suddetti test.

Per i non esperti, questo ha indubbiamente portato a credere che i grandi marchi stessero vendendo olio d’oliva adulterato con false affermazioni sulla sua purezza.

Ma possiamo vedere che sono stati ignorati diversi aspetti fondamentali.

Uno studio – poco affidabile – sull’olio di oliva “falso”

In primo luogo, la gestione del segmento dello studio condotto in Australia era assolutamente questionabile. In concreto la parte del rapporto che indica che i campioni sono stati inviati in Australia tramite una semplice e convenzionale spedizione FedEx, difficilmente definibile sicura o scientifica.

“Analisi in Australia. Il 12 novembre 2010, il team del progetto di ricerca sull’olio d’oliva dell’UC Davis ha spedito 134 bottiglie chiuse (18 campioni di sette marchi e otto campioni di un marchio) al laboratorio australiano di ricerca sugli Oli a Wagga Wagga, nel Nuovo Galles del Sud. I campioni sono stati inviati mediante FedEx e hanno viaggiato per cinque giorni”. Report dell’Università della California Davis

In secondo luogo, abbiamo scoperto che lo studio era stato finanziato in gran parte dai produttori californiani d’olio d’oliva e dal loro ente commerciale, il COOC. Questo indubbiamente suggerisce l’assenza di neutralità e indipendenza nella ricerca.

“Ringraziamo Corto Olive, California Olive Ranch e California Olive Oil Council per il loro supporto finanziario a questa ricerca. Apprezziamo la leadership del Dr. Richard Cantrill, direttore tecnico della American Oil Chemists ‘Society (AOCS); il parere del gruppo di esperti AOCS sull’olio di oliva (in particolare di Bruce Golino, membro del consiglio di amministrazione del California Olive Oil Council e di Paul Miller, presidente dell’Associazione olivicola australiana) e l’esperienza di Leandro Ravetti, orticoltore senior e specialista di olive in Modern Olives in Australia”. Olive Oil Times, 2010

Nonostante queste e altre carenze, il rapporto dell’UC Davis è stato citato da allora come la base per delle affermazioni che si sono dimostrate false o ingannevoli.

Mancanza di prove

Un noto avvocato agendo in rappresentanza di ristoratori e chef californiani, si è visto costretto a ritirare una causa volta a stabilire che gli oli in questione non erano conformi agli standard IOC/USDA. La causa è fallita per mancanza di prove.

Questo grafico mostra i risultati dello studio sui campioni testati dai produttori californiani d’olio extravergine d’oliva.

ACEITE DE OLIVA FALSO

I produttori californiani non solo hanno superato la prova, ma rasentavano la perfezione. Ma non siamo qui per questionare la purezza dell’olio d’oliva della California, siamo qui per dimostrarti che la storia dei “14 marchi di olio di oliva falsi” non è corretta.

Lo studio sull’olio extravergine d’ oliva è difettoso?

Sì, questo studio è stato viziato in diversi modi:

    1. Lo studio è stato condotto usando test sensoriali, in altri termini, il gusto e l’olfatto, che sono soggettivi.
    2. I test chimici non hanno potuto confermare i risultati sensoriali negativi.
    3. Lo studio ha utilizzato soltanto una piccola parte del campione, il che significa che i risultati non sono statisticamente significativi.

Questo studio iniziale poteva, al limite, suggerire la necessità di ulteriori ricerche. Infatti ulteriori ricerche sono state condotte dal COI. Ecco la loro reazione alla ricerca dell’UC Davis:

“Da parte sua, il COI ha definito il campionamento – 52 bottiglie e 19 marchi – “non statisticamente significativo”. La dichiarazione ha proseguito affermando che il COI effettua test chimici su “circa 200 campioni di oli importati in vendita negli Stati Uniti “ogni anno e, sulla base dei risultati del COI, si sono rilevate anomalie in meno del 10% degli oli importati analizzati. Qualsiasi eventuale irregolarità deve essere segnalata all’organo competente che prenderà i provvedimenti necessari.”. Consiglio Oleicolo Internazionale, Studio dell’UC Davis.

In un’altra risposta al rapporto, la North American Olive Oil Association, insieme al COI, ha preso la parola a nome di tutti gli importatori in relazione al rapporto dell’UC Davis, per affermare che i metodi DAG/PPP “non sono metodi chimici ufficiali citati dagli standard alimentari o commerciali dell’olio d’oliva internazionale”.

Capitolo due

Il secondo rapporto sull’olio di oliva falso di cui non hai sentito parlare

Il fatto che l’Università della California Davis abbia elaborato un secondo rapporto l’anno successivo, dal titolo “Valutazione dell’olio extravergine di oliva venduto in California”, non è stato particolarmente preso in considerazione da coloro che condividono false informazioni su un presunto “falso olio di oliva Bertolli”.

Si è tentato, quindi, di risolvere i problemi dello studio originale.

Ecco i fatti del sequel dello studio di cui probabilmente non hai sentito parlare:

  • Nello studio del luglio 2010, gli standard COI dei test FAP, PV e ΔK non hanno permesso di confermare i risultati sensoriali negativi.
  • • Sono stati testati solo 52 campioni in totale. I suddetti campioni sono stati acquistati soltanto in California, presso alcuni negozi nello Stato, per cui erano scarsamente rappresentativi di tutto il business dell’olio extravergine d’oliva.

Lo stesso problema rimane in relazione ai finanziamenti dell’industria, così come gli altri difetti del rapporto descritto nella sezione precedente.

Ecco una sintesi del secondo rapporto sull’olio di oliva falso:

Il 70 % dei campioni dei cinque marchi importati più venduti non ha superato il test tedesco/australiano 1,2-diacilglicerolo (DAG) e il 50 % non ha superato il test delle tedesco/australiano pirofeofitine (PPP). Invece, i 18 campioni del marchio californiano hanno superato il test DAGs e l’89% dei campioni ha superato il test PPP. Il marchio premium italiano non ha superato i test DAG e PPP in circa un terzo dei campioni. Il marchio australiano ha superato il test DAG in tutti i casi e non ha superato il test PPP in nessun caso. I risultati sono ancora più incoerenti rispetto al rapporto originale.

AE la reazione del COI è stata questa:

“Entrambi i rapporti hanno lo stesso palese fondo di critica aggressiva e inesplicabile sulla qualità dell’olio d’oliva importato”. La Reazione del COI al secondo Rapporto sull’Olio dell’UC Davis

Il COI ha aggiunto che nel 2005-2006 i suoi chimici hanno sconsigliato i metodi di test usati dall’Università della California in quanto ritenuti difettosi.

Diffusione della storia

La storia delle “14 aziende olearie false” ha iniziato a diffondersi, e continua a farlo oggi, malgrado il fatto che lo studio sia stato pienamente screditato.

Il motivo è stato quasi esclusivamente l’aumento dei clickbait: le visite ai browser fruttano economicamente e diffondono un sensazionalistico (e falso) contenuto, accompagnato da immagini che implicano che deve trattarsi di una situazione davvero terribile. La gente legge la storia sui siti di clickbait e la condivide all’infinito tra i loro amici e follower.

Vi è da tener presente che le ricerche sul comportamento, tra cui uno studio condotto dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), hanno rilevato che le fake news hanno un 70% in più di probabilità di essere condivise rispetto alle notizie autentiche. Sapevamo quindi che dovevamo rafforzare le nostre difese. Abbiamo dovuto mettere un freno perché questa situazione non si moltiplicasse e si diffondesse ulteriormente.

Capitolo tre

Come si produce l’olio extravergine di oliva bertolli?

EPrima di tutto è importante capire cosa sia esattamente l’olio d’oliva extravergine e come i veri giudici d’olio d’oliva di qualità vedono Bertolli e altri nomi rinomati del settore.

Alcuni fatti importanti sull’olio d’oliva extravergine

Molte persone semplicemente non conoscono la differenza tra olio extra vergine di oliva e altri tipi di oli. L’extravergine è quello di maggiore qualità del settore. Siamo al vertice dell’olio d’oliva e la sua produzione è costosa.

Ecco cosa deve avere un buon olio extravergine:

    1. Nessun difetto.
    2. Un vero sapore di olive.
    3. Nessun solvente né degradazione.
    4. Iniziando dalla selezione accurata di ogni oliva, controlliamo ognuna delle fasi del processo di produzione.
    5. La pressatura a freddo può avvenire solamente una volta, altrimenti sarà considerato olio di oliva “vergine”.

E queste sono, esattamente, le caratteristiche dell’olio extravergine di oliva Bertolli.

Al momento di questa pubblicazione, gli oli d’oliva Deoleo avevano ricevuto 80 premi e menzioni d’onore, con Bertolli che soltanto nel 2018 ha portato a casa 18 premi. Tra i maggiori enti premianti ci sono:

  • Londres IOOC, la competizione sull’olio d’oliva più grande d’Europa.
  • Japan Olive Oil Awards.
  • Los Angeles Extra Virgin Competition.
  • New York Competition.
  • Tutto questo a dimostrazione del fatto che l’unico studio sbagliato che menziona il marchio Bertolli non ha avuto alcuna influenza sul parere dei veri esperti del settore. Inoltre, i milioni dei nostri clienti fedeli, sono testimonianza del continuo successo e della qualità dell’olio extravergine d’oliva Bertolli.

    Capitolo quattro

    Cosa rende l’olio extravergine di oliva bertolli autentico

    Entriamo a fondo nelle domande su come si produce l’autentico olio extravergine d’oliva , come scoprirne l’autenticità e cosa lo rende così tanto speciale.

    Un dubbio latente tra i produttori di olio di oliva è se creare un blend oppure no.

    Creare un blend è una “forma d’arte” che si traduce nella giusta combinazione di oli extra vergini con profili differenti, per ottenere un olio ancora migliore rispetto a ogni singolo elemento.

    C’è chi è favorevole a creare nuovi blend, ma anche chi vuole preservare la purezza assoluta del processo produttivo utilizzando olio da unica fonte.

    Deoleo, produttore di marchi d’olio d’oliva come Bertolli, Carapelli, Carbonell e Koipe (e Figaro in India), ha stabilito che, di fatto, non esiste una risposta univoca. La scelta dipende dall’obiettivo e, ancor più, dalle esigenze del mercato. I monovarietali, così come le Denominazioni d’Origine Protette (DOP) e le Indicazioni geografiche protette (IGP), sono irremovibili sull’unicità delle caratteristiche varietali e del territorio, tutelando ciò che è noto come “tipicità” e conformità a un tipo specifico.

    Ma i principali svantaggi di questo sono che non esiste una definizione coerente ed equilibrata di quello che i sensi dovrebbero provare – il cosiddetto profilo organolettico – o non si prende in considerazione la perdita di qualità che può derivare da cambiamenti climatici improvvisi e da attacchi parassitari.

    Un prodotto di qualità inizia con la capacità di selezionare le materie prime più idonee senza limiti geografici o di varietà o addirittura stagionali. La produzione d’olio extravergine d’oliva si estende ora ben oltre il bacino Mediterraneo. Oggigiorno gli oli sono disponibili in diversi Paesi dell’emisfero australe, come l’Argentina, il Cile, il Perù e l’Australia. Ciò significa che c’è ancora olio fresco pronto all’uso quando sarà finito il raccolto nel bacino Mediterraneo e alcuni oli saranno diventandi un po’ “stanchi”.

    Ma quale è l’effetto dell’introduzione di oli da fonti secondarie provenienti da aree diverse in altri periodi dell’anno sul prodotto finito? È qui che l’esperienza del Master Blender entra in scena assicurando che non vi siano cambiamenti evidenti sotto il profilo sensoriale, indipendentemente dalle variazioni nelle origini degli oli. Il suo compito è quello di combinare diversi oli e mantenere lo stesso profilo finale: un olio equilibrato, dal carattere ben definito, in grado di soddisfare le diverse preferenze sensoriali.

    Seguiamo il lavoro del Master Blender passo dopo passo:

  • PASSO 1. Tradurre le esigenze del consumatore in un capolavoro distintivo, la firma del marchio. Ciò comporta innanzitutto la definizione del carattere della miscela, ad esempio armonica, floreale, agli agrumi, con note d’erba fresca, corposo, ma non troppo aggressivo al palato. Oppure potrebbe avere un carattere più deciso, con note di carciofo, erbe aromatiche, spezie e forti note amare e speziate al palato. L’equilibrio tra le singole caratteristiche sensoriali e le loro rispettive intensità va totalmente immaginato sin dall’inizio.
  • PASSO 2. Scegliere i componenti che possono dare il contributo desiderato.
  • PASSO 3. Ipotizzare un blend.
  • PASSO 4. Valutare il risultato della miscela e confermare il blend o ripetere l’esercizio fino a raggiungere il risultato desiderato.
  • IL MITO DELL’OLIO D’OLIVA FALSO SMENTITO DA ANNA CANE, MASTER BLENDER DI DEOLEO

    Un altro grande segreto sull’olio extravergine d’oliva bertolli

    La ragione per cui l’olio extravergine d’oliva è così unico è perché il processo di spremitura avviene solo attraverso mezzi meccanici. Non ci sono solventi chimici aggiunti e, di conseguenza, la contaminazione è nulla.

    Ecco come si svolge il processo di spremitura dall’inizio alla fine:

    Come si possono individuare i marchi d’olio di’oliva falsi?

    A parte le storie in rete sull’olio d’oliva falso, è giusto che i consumatori si domandino come stabilire se stanno acquistando olio d’oliva di qualità.

    Bertolli può aiutare spiegando i quattro step, qui di seguito descritti, per essere certi di star producendo un olio d’oliva ottimale in ogni momento. Si tratta di una promessa e di una garanzia.

  • ESAME VISIVO: Un esame visivo per definire colore e chiarezza. Questo passaggio non è richiesto dalle regole dei panel test ufficiali nelle linee guida di cui abbiamo parlato
  • ESAME OLFATTIVO: Un esame olfattivo per definire intensità e persistenza oltre alle caratteristiche positive e negative.
  • ESAME GUSTATIVO: Un esame gustativo per definire intensità e persistenza e le caratteristiche positive e negative.
  • ESAME TATTILE: Un esame tattile per definire la consistenza.
  • Il mito del “test del frigo” per l’olio extravergine d’oliva

    Purtroppo, un altro mito che si è diffuso per determinare se l’olio è extravergine è quello del “test del frigo”. Si tratta di una falsità che si è imposta per anni, ma che ormai è diventata dannosa e ingannevole.

    Il test del frigo è assai semplice. Metti la tua bottiglia d’olio d’oliva in frigo e aspetti 30 minuti circa. Se il liquido si solidifica, l’olio è genuino extravergine. Se non lo fa, è qualcos’altro

    In realtà non è dimostrato. Gli esperti del settore e la North American Olive Oil Association hanno dichiarato che non si tratta di un indicatore affidabile.

    Richard Gawel, esperto campionatore d’olio d’oliva, ha spiegato perché il test casalingo semplicemente non funziona. Innanzitutto, “Gli oli extravergine d’oliva sono fatti in gran parte di grassi monoinsaturi che si coagulano alle temperature del frigorifero, mentre altri oli tendono ad essere composti da grassi polinsaturi che possono solidificarsi solo a temperature molto più basse, inferiori a quelle dei frigoriferi normali”.

    Questo ha senso, ma la maggior parte della gente si dimentica che l’extravergine non è composto solo di grassi monoinsaturi. Tutti gli oli hanno una combinazione di grassi, quindi è totalmente falso dire che l’extravergine tenderà a congelarsi sempre in frigo.

    Un modo molto migliore per dimostrare che l’olio d’oliva è extravergine consiste nel controllare cosa stanno dicendo gli organismi commerciali di tutto il mondo. Sappiamo che Bertolli è genuino perché i suoi oli d’oliva stanno vincendo premi in continuazione e il conteggio delle medaglie aumenta anno dopo anno. Nessun marchio è più controllato rispetto a Bertolli.

    Attenzione all’imbroglio e attenzione ai fatti. Non è difficile rendersi conto che è in gioco qualcosa di veramente sporco con la diffusione di queste storie su l’olio d’oliva falso. Ma le uniche cose false sono le accuse di frode, non certo l’Olio d’Oliva Bertolli.

    En realidad, no debería haber ninguna razón para organizar una defensa tan vigorosa con un marca de aceite de oliva como Bertolli, puesto que su fama mundial y siempre supera todas las pruebas, tanto de los laboratorios como de los catadores de la competencia o los auténticos bloggers de alimentación, que aman nuestro producto a nivel personal y profesional.